FINI- BERLUSCONI E LA " DEMOCRAZIA ALL'ITALIANA "

03/12/2009 21:03

Quando se n’è presentata l’occasione, quando ho ritenuto corretto esercitare il diritto di critica nei confronti di una prospettiva poco chiara o di un cammino confuso e incerto, ho utilizzato toni forti nei confronti delle scelte politiche poste in atto dal presidente della Camera. Nessun tentennamento da parte mia: da uomo di destra mi aspetto il massimo, perché la destra deve essere all’altezza delle aspettative, almeno per il sottoscritto. Ovviamente il termine può essere declinato con accezioni differenti e questo, talora, è servito a spiegare una radicale divergenza di vedute nell’ambito di una dialettica interna. Ho scritto, e lo ripeto senza remore, che Gianfranco Fini sta legittimamente perseguendo un disegno culturale diverso, distinto, differente rispetto a quello proprio della destra italiana dal dopoguerra in poi. A dispetto di quanto scritto sulla stampa bene, non è venuta meno la cifra fascista dei camerati, già ampiamente superata ai tempi della costituente di Almirante; è venuta meno la struttura etica di fondo, il modo di concepire la sfera pubblica e quella privata. Ovviamente non do giudizi nel merito: si possono apprezzare o ripudiare certe scelte. Prendo atto però che in nome del dio modernità, venerato per conto di una società nuova che richiede una strumentazione concettuale adeguata, gran parte del patrimonio storico del Movimento Sociale inerente la tradizione è stato sacrificato. Prova ne sia l’essenza del libro edito da Rizzoli, ove il richiamo alle generazioni post-Muro appare come un segnale di frattura rispetto ai giovani d’un tempo, un tana libera tutti.
Poste queste osservazioni, non riesco a capire esattamente quale sia il senso della critica rivolta all’ex presidente di Alleanza Nazionale in merito alle sue ultime affermazioni fuori onda. Scajola, Bondi, Capezzone, si sono eretti con una certa facilità a censori della libertà di pensiero in funzione della stabilità dell’Esecutivo. “Conformarsi agli ordini” dovrebbe essere un’espressione tipica delle caserme militari, in disuso nel contesto parlamentare. Invece ciò che liberalmente si considera abominio diventa prassi e punto di partenza per una querelle interna al Popolo delle Libertà. Berlusconi ha una concezione “assolutista” della democrazia. Chi può eccepire? Chi può dimenticare le sortite polemiche contro il capo dello Stato dopo la bocciatura del lodo Alfano? Chi può scordare le diatribe con le toghe, la richiesta di esami psichiatrici e via dicendo, tanti piccoli tasselli di un puzzle d’incomprensibile aggressività volto a istituire una democrazia dei bicipiti? Non c’entra nulla Spatuzza in tutto questo, non c’entra De Benedetti o il caso Mondadori. Il premier può contare sul nostro affetto e sulla nostra stima, nella certezza che prima o poi tale calvario giudiziario vedrà una fine. Ma se materialmente Berlusconi avesse speso le medesime energie utilizzate nell’elaborazione di salvacondotti ad hoc per riformare l’intero ordine, forse – e dico forse – in questo paese avremmo visto una modifica organica del diritto volta all’interesse della collettività. Si è preferito perseguire un’altra strategia, tipicamente italiana: quella del tirare a campare, finché una qualche autorità non frappone il proprio operato tra il sovrano e l’esecuzione delle sue volontà. Se tale autorità è la Corte, che pone delle severe critiche sulla violazione dell’uguaglianza sancita dalla Carta, tanto meglio: è gioco facile definire quattro toghe come un pugno di comunisti, grazie alla straordinaria collaborazione di una certa corrente della magistratura che soffre di evidenti manie di protagonismo mediatico. Nutro la ferma convinzione che l’associazionismo all’interno del sistema giudiziario sia un’autentica piaga sociale, ma contro di essa non possono essere condotte delle guerre civili in nome del popolo. Chi lo fa ha una concezione stramba della democrazia, perché non rispetta il sistema dei pesi e contrappesi tipico del modello anglosassone. Giuseppe Lombardo, http://www.peppelombardo.com

Redazione

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