C’è qualcosa di moralmente inaccettabile nelle espressioni usate da Daniela Santanchè contro il profeta Maometto. C’è uno spirito di intolleranza nei confronti del diverso che rasenta i toni più brutali di una destra estrema e radicale, la cui anima oltranzista risulta oggi anacronistica e ridicola. Ma c’è anche dell’altro: c’è il riflesso di una debolezza interpretativa nel concepire il ruolo dell’Occidente, la manifestazione più evidente di una scarsa propensione all’elaborazione culturale dei processi di integrazione, e il rischio di una guerra senza frontiere nei confronti della nostra diplomazia.
Riassumiamo i fatti: domenica pomeriggio, su Canale 5, la trasmissione di approfondimento condotta dalla D’Urso si è trasformata nell’ennesima crociata messa in atto dal leader del Mpi. Parlando della questione sollevata in ambito europeo sulla possibilità di rimuovere i nostri crocifissi dalle aule, Daniela Santanchè non si è trattenuta, accusando la controparte islamica – guidata, nello specifico, da Ali Abu Schwaima – a prescindere dalla palese contrarietà dell’imam in studio rispetto alle conclusioni della Corte dei diritti dell’uomo. Una frase si è distinta tra le urla: «Maometto era poligamo, aveva nove mogli, l’ultima delle quali aveva nove anni, quindi era pedofilo, pe-do-fi-lo. E’ la storia». Espressione, quest’ultima, pronunciata a più riprese. Scatta la pausa pubblicitaria e la Santanchè corregge il tiro, precisando che non era sua intenzione offendere gli uomini di fede coranica e affermando, anzi, con una certa noncuranza, di avere dietro di sé la quasi totalità dell’Islam moderato.
Ora, sarà che chi scrive è abituato ad un registro differente, ma le frasi della Santanchè sono estremamente gravi e spingono ad una serie di considerazioni. In primo luogo, il richiamo alla veridicità storica è totalmente privo di senso, poiché non tiene in considerazione la dimensione spazio-temporale nella quale Maometto visse. Se si prescinde dalle date e dal contesto geografico, si rischia d’intraprendere percorsi pericolosi. Procedendo di questo passo, ad esempio, dovremo ripescare tutta la tiritera sul presunto deicidio condotto dai giudei contro Nostro Signore Gesù Cristo e procurare l’ennesima frattura religiosa nella nostra società, stavolta a scapito della comunità ebraica. Inoltre credere che l’Occidente sia soltanto una contrapposizione dei valori radicali a quella di un presunto universo islamico, delineato tra l’altro con somma approssimazione, vuol dire non avere minimamente idea di ciò che la cultura liberale ha prodotto nei secoli. Dall’universalismo cristiano dei padri della Chiesa al secolo dei Lumi, tutto, ma proprio tutto, va contro un’interpretazione talmente restrittiva della nostra sfera intellettuale. Qualche anno fa, è bene rammentarlo, in occasione della pubblicazione di alcune vignette satiriche su Allah, il ministro Calderoli ebbe la felice intuizione di indossare sul servizio pubblico una t-shirt raffigurante le immagini incriminate. Attorno a quella vicenda fu fatta parecchia confusione e la faziosità delle proteste strumentali che vennero dalla Libia è testimoniata dalle cronache dell’epoca. Tuttavia l’ambasciata italiana fu presa letteralmente di mira e molta acqua è dovuta scorrere sotto i ponti prima di poter ricucire uno strappo apparentemente insignificante.
Concludo. Nessuno vuole proibire alla Santanchè di esprimere il suo pensiero, ci mancherebbe. Bisognerebbe però rispettare tutte le confessioni religiose e i rispettivi costumi che esse rappresentano, specie quando non sono in contrasto col nostro dettato costituzionale (penso ancora alla confusione tra velo e burqa). L’alternativa è una sorta di guerra di religione medievale, inutile e dannosa sotto ogni punto di vista. Giuseppe Lombardo, http://www.peppelombardo.com