EUROPA- LA QUESTIONE TURCA E L’IDENTITA’ EUROPEA

05/10/2009 19:46

Dopo l’adesione irlandese al trattato di Lisbona, una riflessione sul futuro dell’Unione Europea è indispensabile. Si potrebbe procedere analiticamente secondo diverse chiavi concettuali di lettura, dalla solidità finanziaria alla stabilità istituzionale, passando naturalmente per la capacità di elaborare una politica estera condivisa fra gli Stati membri. Sono tutte questioni di grande rilevanza, strettamente legate all’essenza del problema: la difficile costituzione di una condivisa identità continentale. Tuttavia, passando dalla scienza politica alla dimensione diplomatica, il primo nodo irrisolto sul banco internazionale è quello della definizione dei confini del Vecchio Continente. Torna, pertanto, a emergere la questione turca, come un capitolo incompiuto nella grande trama di un romanzo storico. Perché se è vero che il percorso della Turchia moderna, dai tempi di Kemal, è ancorato al processo democratico d’ispirazione laica tipico dei regimi parlamentari europei, è altresì innegabile che oggi Parigi e Berlino hanno concordato un approccio più rigido verso le istanze provenienti da Ankara. Angela Merkel, dopo la conferma elettorale, ha tenuto a precisare come in sede comunitaria le attenzioni dei delegati tedeschi saranno rivolte alla definizione di un nuovo tipo di legame che dovrà sorgere tra il blocco unitario e lo Stato di Erdogan. E’ la riproposizione, in altri termini, del paradigma Sarkozy: quell’assioma secondo cui non è possibile, oggi, assorbire una realtà talmente vasta e difforme rispetto alle altre culture presenti. Tuttavia questo riflesso condizionato rischia di compromettere la partnership agognata. A sferzare un colpo fatale potrebbe essere la Russia di Vladimir Putin, particolarmente attiva in questo frangente nel contesto diplomatico. Allarmato dalla firma dell’intesa sul progetto Nabucco, un’operazione strategica dal punto di vista energetico – fortemente voluta dagli americani – che conculcherebbe di fatto il primato di Gazprom, il primo ministro moscovita ha proposto al collega turco la realizzazione di un oleodotto sotto la parte interessata del Mar Nero, in direzione della Bulgaria. Sarebbe un’operazione di mercato pienamente regolare, giacché il soggetto non subentrerebbe al progetto originario sostenuto da Washington, ma sarebbe destinato a sferrare la propria concorrenza sul fronte europeo con buona pace dell’Ucraina. In questo quadro l’Italia dovrebbe incidere maggiormente nel contesto internazionale per almeno due validi motivi. In primo luogo, ammettere Ankara nel consesso unitario vorrebbe dire ampliare l’attenzione sul fronte Mediterraneo, decisamente trascurato con le precedenti adesioni; in seconda istanza, Berlusconi potrebbe vantare – come ha rilevato Frattini – «un interlocutore essenziale ai fini di una migliore diversificazione degli approvvigionamenti».Giuseppe Lombardo, http://www.peppelombardo.com

Redazione

L'Opinione,

---

Commenta

I commenti per questo articolo sono stati chiusi.

---